Meno gas più carri armati

Daremo il gas all’Ucraina solo sulla base dei pagamenti effettuati, ha detto ieri il portavoce della russa Gazprom.
23 AGO 20
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Daremo il gas all’Ucraina solo sulla base dei pagamenti effettuati, ha detto ieri il portavoce della russa Gazprom, e siccome “hanno pagato zero, corrisponderemo zero”. La battaglia tra Mosca e Kiev ritorna dov’era cominciata, dai problemi economici dell’Ucraina e dalle forniture del gas della Russia che non riguardano soltanto lo stato ucraino ma tutta l’Europa: il 15 per cento del fabbisogno del continente passa attraverso il territorio ucraino. Ma Kiev non paga e quindi non può pretendere, un’indipendenza politica a debito non è data, soprattutto non è concessa dai russi che, una volta smangiucchiata l’Ucraina con l’annessione della Crimea, non vogliono perdere il controllo sull’est del paese e chiedono pagamenti anticipati del gas e intanto bloccano le importazioni di prodotti agricoli dall’Ucraina. “Ci vogliono distruggere”, dice il premier di Kiev Yatsenyuk; “Hanno creato questa crisi del gas, che avrà effetti negativi sull’economia ucraina”, ha replicato il premier russo Medvedev, in una schermaglia che è diventata insulto diretto da parte del ministro degli Esteri ucraino (“Putin è una testa di cazzo”). Ma poi sul campo la guerra è vera. Venerdì le forze pro Mosca hanno abbattuto un aereo cargo dell’esercito di Kiev: 49 morti e la conferma che i separatisti sono un po’ troppo ben armati per essere bande di russofili che inseguono solitari sogni di nazionalismo. La Nato ha foto satellitari che confermano che i carri armati russi non sono più ammassati sul confine, sono in Ucraina. Le immagini sono state contestate, l’ambasciata russa a Kiev è stata assaltata, il logorio continua, come voleva fin dall’inizio Putin, che approfitta dell’occidente distratto (ma pure quando si concentra non si nota la differenza).